22/11/11

il pallone















Avevano finalmente un pallone vero, 
una vecchia palla di cuoio consumata.

Pure erano riusciti a forzare la serratura del Comunale 
con un arnese in ferro e si erano sistemati in mezzo al campo 
come due squadre vere, 
con tanto di arbitro con fischietto, 
più due segnalinee.

Sul polveroso terreno di gioco del vecchio comunale 
le due squadre si impegnavano al massimo per inseguire la palla, 
ma in modo disordinato e senza un modulo di gioco, 
incuranti dell’afa di quel torrido pomeriggio estivo di fine giugno.

Il fatto avvenne al 20° del secondo tempo 
quando l’agonismo dei giovani giocatori era al massimo 
per cercare di prevalere sull’avversario.

Inaspettatamente 
un piccolo mulinello d’aria e di polvere 
si mise a roteare silenzioso intorno ai giocatori, 
incuranti e sopraffatti dall’agonismo, 
fino a divenire minaccioso e trasformarsi 
in una vera tromba d’aria.

Il gran polverone spaventò i giovani giocatori 
che veloci come topolini trovarono rifugio 
sotto le vecchie gradinate di cemento.

Il folletto d’aria 
con la sua gran nube calda di terra e sansa 
si diresse verso la palla, 
finita intanto in prossimità dell’area di rigore. 
La sfera roteò su se stessa 
prendendo la direzione della porta, 
ma non andò in gol 
perché di colpo si levò per aria fermandosi a mezz’aria, 
sostenuta dal vortice; 
poi salì su, prima dieci metri, poi venti, 
cinquanta, cento metri, 
spinta dalla forza del turbine, 
fino a svanire nella luce dell’azzurro cielo estivo.


























































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